Il Lago di Braies in inverno: tra silenzi sospesi e riflessi di neve
“Questa è la storia di una giornata d’inverno al Lago di Braies,
vissuta camminando lentamente sul ghiaccio.”
C’è un tempo al Lago di Braies che non risponde al tempo del mondo normale.
Non è misura, non è agenda, non è “cosa farò dopo”.
È un tempo di attesa e di ascolto: della luce che si abbassa lenta, della neve che tiene il passo, dei passi che incidono il bianco e poi si perdono.
Attraverso la soglia del sentiero
Le prime immagini del lago non sono ancora il lago.
È il sentiero, la staccionata, la neve che trattiene i miei passi.
È un invito.
Non un racconto definito, ma un invito al silenzio.
Cammino piano.
La luce è morbida, diffusa da un cielo che sembra trattenere il respiro. All’improvviso, all’orizzonte dei miei occhi, il lago appare: una distesa di luce sospesa sul ghiaccio. Le montagne che lo circondano assumono una presenza quieta, come se volessero essere viste anch’esse, senza fretta.
Il pontile: riconoscere il luogo
Il pontile di Braies — non la sua cartolina, ma la sua impronta — emerge nella composizione.
Due immagini diverse: la prima che lo annuncia, la seconda che lo abbraccia fra i rami e la montagna, non come elemento da “postare”, ma come prova di presenza.
Non è il soggetto, è il luogo che parla.
Qui si capisce che non si è arrivati per dominare lo spazio, ma per esserne attraversati.
Spazio e presenza
Oltre il pontile il lago si stende infinito.
Uno spazio che, apparentemente uniforme, racconta un tempo lento e stratificato: tracce di camminate, passi solitari, percorsi che si intrecciano e svaniscono.
Non c’è fretta qui, c’è un modo diverso di vedere il paesaggio: non come sfondo, ma come interlocutore.
Ed è in questo spazio che l’immagine di qualcuno che attraversa la distesa bianca diventa giustizia narrativa: presenza umana discreta, che conferma scala e profondità, senza alterare il silenzio.
Oggetti di silenzio
Poi guardo i dettagli:
la panca dimenticata nella neve,
un albero solitario che regge il peso della stagione,
rami e aghi che trattengono una luce morbida.
Questi sono i punti di interruzione del paesaggio che trasformano un luogo ampio in un’esperienza personale.
Non sono “soggetti spettacolari”, ma fessure attraverso cui passa il mondo interiore di chi guarda.
Tracce, segnali, orientamenti
Lungo il percorso, elementi come la segnaletica sulla neve o le tracce lasciate da altri passanti non sono distrazioni: sono segnali di orientamento.
Ci dicono che anche qui, come in ogni esperienza, c’è una relazione tra chi è passato e chi osserva.
Verso la quiete
Quando il racconto visivo si affievolisce, le immagini finali non esplodono, ma si ritirano.
Il paesaggio si chiude su se stesso, non con enfasi, ma con una quiete che resta nello sguardo. È un tempo di ritorno, non di fuga.
Un video in arrivo
Oltre alle foto, ho girato anche diversi spezzoni video, senza fretta, con la stessa lentezza che mi ha accompagnato per tutta la giornata.
Sto montando un video che uscirà tra poco, e che sarà un’estensione di questo post: meno parole, più emozione. Spero presto 😉
Se vuoi essere tra i primi a vederlo, ti consiglio di seguirmi su YouTube (Erik Pettinari)
nel frattempo vi invito a dare un’occhiata al mio video fatto nel 2022.
Alcuni scatti li trovi già qui nell’articolo, altri in questa galleria dedicata. E per chi ama i contenuti più dinamici…
Qualche nota sul Lago di Braies
fonte Wikipedia
Il lago di Braies (Pragser Wildsee in tedesco) è un lago alpino situato in Val di Braies (una valle laterale alla Val Pusteria) a 1.496 m s.l.m.[1] nel comune di Braies (BZ), a circa 97 km da Bolzano.
Il nome del lago è attestato nel 1296 come Hünz an den Se, nel 1330 come Praxersee, nel 1400 come See in Prags, nel 1620 come Pragsersee e nel 1885 come Pragser Wildsee; l’appellativo di wild (“selvaggio”) è pertanto ottocentesco, e forse è da ricollegare all’alpinismo che in quel periodo inizia a diventare un fenomeno di massa.[2] Il nome italiano “lago di Braies” è del 1940, mentre nel primo Prontuario del 1923 compare ancora come “Pragser Wildsee”.[3]
Il lago giace ai piedi dell’imponente parete rocciosa della Croda del Becco (ted. Seekofel, ladino Sass dla Porta, 2.810 m) e si trova all’interno del parco naturale Fanes – Sennes e Braies.
Ha un’estensione di circa 33 ettari con una lunghezza di 1,2 km e una larghezza di 300-400 metri. È uno dei laghi più profondi della provincia di Bolzano, con ben 36 metri di profondità massima e una profondità media di 17 metri.[1] La temperatura massima dell’acqua è di 14 °C. È un lago di sbarramento, in quanto la sua creazione è dovuta allo sbarramento del rio Braies a causa di una frana staccatasi dal Sasso del Signore.
Il lago è una meta turistica ed è circondato su tre lati da cime dolomitiche, tra cui la Croda del Becco. È il punto di partenza dell’Alta via n. 1 delle Dolomiti detta “La classica” che arriva fino a Belluno ai piedi del gruppo della Schiara.
Presso l’hotel del lago di Braies (Hotel Pragser Wildsee) si è verificato uno degli ultimi episodi della seconda guerra mondiale in Italia.[4]
Verso la fine di aprile del 1945 le SS vi condussero 141 prigionieri, molti dei quali illustri: l’ultimo cancelliere austriaco prima dell‘Anschluss (l’annessione nazista dell’Austria, nel 1938) Kurt Alois von Schuschnigg, l’ultimo primo ministro della Terza Repubblica francese Léon Blum,[5] il generale italiano Sante Garibaldi, il figlio del maresciallo Pietro Badoglio, l’ex primo ministro ungherese Miklós Kállay, il comandante in capo dell’esercito greco generale Alexandros Papagos, con tutto il suo stato maggiore, il tenente sovietico Vassilij Kokòrin (nipote del commissario del popolo agli affari esteri dell’URSS Vjačeslav Michajlovič Molotov), Nikolaus von Horthy (figlio del reggente del regno ungherese ammiraglio Miklós Horthy), il vescovo francese di Clermont-Ferrand Gabriel Piguet, l’ex-capo di stato maggiore tedesco e generale d’armata Franz Halder con la consorte, nonché numerosi familiari del colonnello di stato maggiore tedesco conte Claus Schenk von Stauffenberg, autore dell’attentato a Hitler del 20 luglio 1944.
La mattina del 4 maggio 1945, alle 6:45, arrivò presso il lago di Braies la prima pattuglia americana e avvenne la cessione dei 141 ostaggi agli alleati.[6] I tedeschi della Wehrmacht furono disarmati e fatti prigionieri. Le armi furono lasciati al capitano von Alvensleben e a un altro ufficiale, tenendo conto del loro comportamento. Per i tedeschi presenti tra i prigionieri si decise che coloro che non avevano avuto alcun rapporto con i nazisti avrebbero potuto essere liberati dopo un periodo di detenzione a Capri. Tutti gli altri tedeschi vennero arrestati. Tra di loro il generale Alexander von Falkenhausen, il generale d’armata Franz Halder, il principe Filippo d’Assia, Hjalmar Schacht, il generale Georg Thomas, Fritz Thyssen.[4] L’ex cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg fu liberato assieme alla sua famiglia e scelse di emigrare negli USA.
Potrebbe anche piacerti:













